Sandro Pertini non è stato solo un presidente della Repubblica amato, un un presidente partigiano, uomo che sostenne le sue idee con tenacia e caparbietà, anche al duro prezzo della libertà. A 29 anni dalla sua morte, penso sia doveroso tributargli un ricordo.

Nel 1925 fu condannato a otto mesi di carcere, e quindi costretto all’esilio in Francia per evitare 5 anni di confino. Continuò la sua attività antifascista anche all’estero e per questo, dopo essere rientrato sotto falso nome in Italia nel 1929, fu arrestato e condannato dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato prima alla reclusione e successivamente al confino, che scontò, rifiutando la domanda di grazia tentata dalla madre, per 14 anni.

Dopo l’8 settembre riacquistò la libertà, partecipò alla battaglia di Porta San Paolo a Roma nel tentativo di difendere la città dall’occupazione tedesca. Fu catturato dalle SS e condannato a morte, riuscendosi a salvare evadendo dal carcere di Regina Coeli, assieme a Giuseppe Saragat e ad altri cinque esponenti socialisti, grazie a un intervento dei partigiani delle Brigate Matteotti.

Nella lotta di Resistenza fu attivo a Roma, in Toscana, Valle d’Aosta e Lombardia, distinguendosi in diverse azioni che gli valsero una medaglia d’oro al valor militare. Nell’aprile 1945 partecipò agli eventi che portarono alla liberazione dal nazifascismo, organizzando l’insurrezione di Milano e votando il decreto che condannò a morte Mussolini e gli altri gerarchi fascisti.

Una persona indimenticabile, il cui pensiero limpido e cristallino si sintetizza in una storica intervista che fu fatta da Enzo BIagi, di cui vi consiglio un estratto, sul quale dovremmo riflettere ancora oggi.

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