Riproponiamo la recensione di Giorgio Pagano, tratta dalla rubrica Luci della Cittàwww.cittadellaspezia.com

Mi chiedo cosa abbiamo lasciato. E se tutto ciò non fosse servito a nulla? Se tutti quelli che abbiamo sepolto uscissero dalle loro tombe, ora in questo momento, e vedessero in che mondo viviamo, probabilmente ci verrebbero a prendere nei nostri comodi letti, a domandarci come sia possibile che oggi questo nostro mondo sia ritornato a vivere barriere che credevamo fossero irripetibili. Sembra che gli orrori vissuti siano stati riposti in un cassetto, abbandonati tra le righe di una vecchia enciclopedia di cui nessuno si cura più”.

Sono le parole di Ciro Domenichini “Fulmine”, partigiano di Follo, nelle pagine finali del libro “Fulmine è oltre il ponte”, scritto dal nipote William. Le parole malinconiche di un vecchio che ha quasi 97 anni.

Il libro è un romanzo storico sulle vicende di un giovane militare sbandato l’8 settembre 1943, poi partigiano del “Battaglione Val di Vara” della Colonna “Giustizia e Libertà”. Un romanzo che si fonda su fatti realmente accaduti, e che intreccia documentazione storica e capacità di invenzione letteraria. Dove ci sono i “personaggi”, come in ogni romanzo che si rispetti. Così come c’è il paesaggio, il bellissimo paesaggio delle nostre terre.

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