Capita, molto spesso, nei tanti incontri in cui presento il mio libro, di parlare non solo di ciò che fu la Resistenza ma soprattutto della sua eredità, di ciò che ci ha lasciato. Non posso negare che fare un bilancio, oggi, sul lascito che ci hanno consegnato i partigiani è al limite del doloroso, in particolar modo se penso alle generazioni future, al lascito che daremo noi ai nostri figli.

I fascisti reclamano il diritto democratico di poter esporre, discutere e diffondere le loro idee“? Io credo che si tratti di un perfetto ossimoro, prima ancora che letterario, giuridico, democratico. Possiamo accostare il termine fascista a concetti come diritto, democrazia, idea? Non fu Mussolini che asserì che la libertà non è un diritto, non è un’uguaglianza, è un privilegio? Dove sta un paradosso simile, quasi paradigmatico?

Il paradosso del nostro paese. Dopo oltre 70 anni dalla sconfitta e dalla capitolazione di un regime che fu costellato da disumanità, nato nel sangue e nelle violenze delle squadraccia, coltivato nei soprusi, nella repressione e nel tentativo di sterminare ogni forma di libero pensiero, defunto tra le atrocità delle deportazioni, delle rappresaglie, della guerra, ancora oggi c’è chi ritiene valido quel modello. In un paese normale ciò sarebbe ritenuto semplicemente folle, ma in Italia viene tollerato, talvolta compreso. Un paese che non ha fatto i conti con i suo passato, in nome di una tolleranza fittizia, oltre i limiti dell’utilità. Dove per decenni fu ritenuto legale un partito che raccolse l’eredità repubblichina, fino a vedere la formazione di un governo (Tambroni) grazie al voto determinante dei missini, passando per l’elezione a della Corte Costituzionale di un certo Gaetano Azzariti, che durante il ventennio presiedette la Commissione sulla razza ed arrivando alle attuale galassie neofasciste, dichiaratamente ed orgogliosamente tali.

Il paradosso di chi, per pura convenienza, si lambicca il cervello con la Costituzione repubblicana, o meglio con l’art.21, dimenticandosi i 20 precedenti ed ignorando i successivi 138, figuriamoci semmai avesse preso in considerazione le norme transitorie e finali, salvo poi esprimere il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con parole come discriminazione e odio sociale. Il paradosso di chi parla di democrazia per poter imporre un modello liberticida, nei diritti dell’individuo e della società.

In un piccolo cantone dello stivale come La Spezia non sono mancati, negli ultimi tempi, paradossi su paradossi: dalla proposta di installare in una pubblica piazza la statua del gerarca fascista Costanzo Ciano, alla vendita di gadget della X MAS nel Museo tecnico navale, alla rivisitazione della Liberazione della città. Non si tratta di cause, ma di effetti, perchè se oggi assistiamo a queste riemersioni antidemocratiche, occorre prendere atto della responsabilità di quella classe dirigente che troppo spesso si è ricordata dell’antifascismo il 25 aprile, ignorando, o peggio sdoganando tali fenomeni in più occasioni, come accaduto a Sarzana con il repubblichino Biggini, dando assist a riabilitazioni retoriche e falsificanti appellativi patriottici, sostanziati da elementi di malafede ed ignoranza.

Va da se che ogni organo dello Stato dovrebbe fare la sua parte, come ha fatto la procura di Bari, e chi amministra, ossia i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche, il dovere di adempierle con disciplina ed onore (art.54 della Carta), rendendo onore al giuramento prestato su quella Costituzione che sono chiamati a difendere, ma soprattutto ad applicare in tutte le sue parti.

Ecco perché non è accettabile che oggi, ed in questa Repubblica, lasciare spazi pubblici ed agibilità politica a chi si dichiara fascista, a chi ritiene che il fascismo non fosse l’orrore che distrusse il nostro paese, a chi ritiene che sia onorevole riproporre proposte che hanno contribuito ad accrescere nel nostro paese discriminazione ed oppressione. Sebbene qualcuno, chi per ignoranza, chi per convenienza, ritenga che questo dibattito abbia un sapore vagamente politico, qui sta l’ennesimo paradosso di un paese in cui non si ha l’onestà intellettuale di ricondurre un simile dibattito nell’alveo dello stato di diritto ed ancor prima nelle sue fondamenta culturali e civili.

Ecco perché a chi ci ha donato un paese libero occorre rendere onore cercando, certamente di mantenere viva la loro memoria, ma soprattutto di far modo che il loro sacrificio non sia stato vano, senza mai dimenticare che il fascismo è un crimine, non un opinione.

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