Ad imperitura memoria, il giorno dopo una splendida manifestazione antifascista, il sindaco della città della Spezia ha sentito il dovere di esternare, pacatamente, un pensiero.

Per gli amici del cosiddetto prete di Piazza Brin devo essere appeso a testa in giù per aver rispettato la Costituzione e il regolamento emanato dalle sinistre! Questa è la loro democrazia… continuerò a rispettare e difendere la nostra Costituzione per il bene di tutti in un paese migliore! P.s. Spero che anche il prete di Piazza Brin legga e comprenda il Vangelo di oggi!

(fonte: profilo facebook del primo cittadino)

Pieluigi Peracchini, in un battito di tasti, riesce ad esprimere come non mai il profondo senso di disagio per un suono di campane, che mai nella storia della città ha destato tanto scalpore. Potremmo consumare fiumi di inchiostro, o kilobyte di memoria se preferite, per tentare un’esegesi di un pensiero così profondo ed istituzionalmente elevato. Ma sarebbe impresa ardua anche solo strutturarlo. Da cosa partire per esempio? Dal dileggiamento di un ministro di culto, che da buon cattolico, ridicolizza velatamente? Dalla menzognera ricostruzione della manifestazione, dove nessun coro augurò al primo cittadino la fine del crapùn fascista? Dall’aver calpestato la Carta concedendo uno spazio pubblico ad una realtà che non nega il suo profilo fascista? Nel tentativo di fare l’omelia al posto di altri? Parrebbe che ogni commento si misuri solo sull’imbarazzo di un rappresentante delle istituzioni, per di più cattolico, che ha visto smentito il suo agire proprio sul proprio terreno culturale, quindi proviamo a guardare avanti.

Potremmo guardare a come il rintocco funebre di don Vannini, oltre a diventare una notizia battuta da tutte le agenzie di stampa, sia stato un macigno che ha  spiazzato quelle parti politiche che, probabilmente con mal velata ipocrisia, sbandierano i valori cristiani della nostra cultura, e si sono ritrovate ad ingoiare un boccone amaro, per prontamente  bollare il presunto gesto ingerente, per  celare maldestramente le contraddizioni di chi alla mattina si batte il petto ed al pomeriggio rigurgita i più beceri istinti disumani. Ironia della sorte, mentre il parroco di piazza Brin esprimeva, a modo suo, la sua disobbedienza nella profanazione di una città antifascista, poche centinaia di chilometri di distanza, il grande capo felpato sventolava il rosario ed invocava la benedizione divina per le sorti elettorali. Ed è bastato quel rintocco campanario per far rientrare i militanti padani dal fervore crociato, e scagliarsi contro il prete che dovrebbe star lontano dalla politica. La senatrice spezzina dal verde fazzoletto si è lanciata in una definizione ardita, definendo il gesto del parroco una carnevalata. Una definizione che fa riflettere, dato che, da leghista, conosce assai bene che significa il termine. Gli fa eco l’organo dirigente spezzino del suo partito che, senza mezzi termini, chiosa minacciosamente: “Le campane a morto la settimana prossima le suoneranno i compagni“. Tralasciamo gli urlatori di professione, consiglieri comunali pronti a far fronda a prescindere che urlacchiano la loro difesa in modi sconclusionati, se non bastasse, l’onda solidale nei confronti del primo cittadino spezzino arriva dalle coste della vicina Lerici, dove il suo corrispettivo paventa il rischio che si torni a sparare ed onda su onda non può mancare quella del presidente della Regione, nume tutelare del sindaco spezzino, il quale intima che la politica dovrebbe stare lontana dai campanili (naturalmente non quando si parla di diritti civili, in quel caso la politica deve entrarci nei campanili). Come scrisse il poeta, non so se il riso o la pietà prevale. Quindi riprendiamo a guardare oltre.

Proviamo a porci una domanda: per chi ha suonato quella campana? Per il sindaco? Forse. Per i leghisti che invocano il padre eterno e poi sbavano odio contro i miseri del mondo? Probabile. Per quel manipolo di fascisti che sventolando l’unico articolo della Costituzione repubblicana interessa? Possibile. Per i poveri in spirito che hanno avuto addirittura l’ardire di chiedere l’allontanamento del parroco, perché di essi è il regno dei cieli? Plausibile. Tutte ipotesi che hanno un fondo di verisimiglianza e di riscontro nelle parole di don Francesco, ma respirando l’aria di piazza Brin, quel sabato 18 maggio, non si possono ignorare i volti e gli sguardi di tante e tanti cittadini che sono accorsi per dire che non è possibile calpestare la nostra Storia, i sacrifici dei nostri padri e dei nostri nonni, che non è accettabile che la nostra Repubblica sia messa a repentaglio da rigurgiti fascistoidi e che, peggio ancora, il sonno della ragione genera mostri. Nel mezzo c’erano anche chi, per l’antifascismo e per i valori fondanti del nostro paese, ha un interesse a giorni alterni, ma credo che la questione sia come raccogliere la passione e la voglia di tanti studenti e studentesse che si sono mossi autonomamente, per istinto, ed hanno ripercorso una scelta moralmente giusta, quella di non stare a guardare, quella di non lasciare che il nostro paese vada a rotoli.

Allora una possibile risposta sta parafrasando un noto scritto (o se preferite un noto gruppo metal): non chiediamoci mai per chi suona la campana, essa suona anche per noi, per chi ha a cuore memoria, storia e valori universali che non finiscono mai di essere messi a repentaglio. Segniamocelo come appunto.

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