Si dice che nella vita un essere umano debba piantare un albero, scrivere un libro, fare un figlio.

Quando ero ragazzo riportai alla luce un vecchio oliveto del mio bisnonno paterno, posando alcune piante che rimpiazzarono quelle che non sopravvissero al tempo ed all’abbandono. Oggi quelle piante hanno ripreso, con la nostra fatica, a dare poche ma preziose bottiglie d’olio.

Mi decisi a raccontare la storia di mio nonno e dei suoi compagni di lotta partigiana, scrivendo un romanzo che vuole far capire come persone semplici hanno contribuito a scrivere una delle pagine più belle della nostra Storia.

La mia vita era accompagnata da un meraviglioso bambino, che ora ha già otto anni, e dal 14 luglio si è aggiunto un’altro piccolo partigiano, Tommaso, e data la sua voglia di venire al mondo credo erediterà appieno il nome di battaglia del bisnonno. Spero che anche lui, come il fratellone Pau, possa ascoltare le storie di Fulmine dalla sua voce, come ho fatto io da bambino, spero possa emozionarsi nel toccargli la mano sinistra, e sentire ancora quella scheggia di pallottola che porta ancora conficcata. Il bisnonno ce la sta mettendo tutta a sfidare le leggi della natura.

Riflettendo, mi sono convinto che non basti pianta un albero, scrivere un libro, fare un figlio, ma occorra essere consapevoli che questi tre atti, così vicini all’essenza vitale di ogni essere umano in cui vi siano tutta la sua dimensione, siano solo parte di un’avventura meravigliosa: vivere, lasciando una testimonianza di noi stessi che non riempia il nostro narcisismo, ma che dia un piccolo grande contributo per migliorare il mondo in cui viviamo.

Condividi:

Rispondi